“Il coraggio dell’Arte”

OpenArt prende forma nel dialogo. Perché crediamo che il pensiero cresca nel confronto. Questa è la prima risposta che abbiamo ricevuto.

Non come conclusione, ma come inizio di un dialogo più ampio.

La libertà artistica è uno dei pilastri della democrazia. Stiamo scrivendo due parole in un mondo in guerra, cieco e disperato. Ma l’arte è coraggiosa per essenza e rischia sempre. Pulsa e sogna meglio; è audace.

I pensatori dell’Arte, degni della nostra ammirazione, sono dei veggenti. Mettono al servizio di cause nobili le loro opere, qualche volta la loro vita e scolpiscono la Storia. Spesso ne capiscono i pericoli ben prima degli eventi stessi; spesso sono testimoni preziosi che ci guidano nelle nostre riflessioni.

Prendiamo un esempio che si potrebbe ritenere banale, ma che ha rivoluzionato in sordina il percorso della pittura.

“La razza” di Chardin,1728, semplice pittura di genere, ultimo nella classifica dei livelli ufficiali, ma che di colpo annienta i registri e si innalza al livello di un vero e proprio ritratto reale. Chardin mostra con coraggio che le gesta quotidiane sono degne di essere rappresentate. È un messaggio potente, politicamente non indifferente. Ci vorranno ancora decenni per osare così; trasformare un soggetto banale in qualcosa di vagamente umano,”stranamente bello da vedere”.

Così, il Bello della semplicità non è più riservato agli eroi ma merita di essere rappresentato con dignità.

Come non pensare alle gigantesche dimensioni della tela di Courbet per il suo “Funerale a Ornans”. (Dimensioni: 316×668 cm)

La storia dei maestri ci mostra esempi di lotte dirette e Ingres non esitò a dipingere il suo “Napoleone I sul trono imperiale” con tratti strani, estetica bizzarra, un uomo disincarnato che crea una sensazione di malessere, denunciando l’usurpazione del potere ottenuto con la forza.

Con Manet, l’Arte si fa denuncia delle convenzioni, delle falsità. Sarà eliminato e rinchiuso nel Salone dei Rifiutati con tutti i geni del suo tempo, per fortuna nostra! Non mischiamo le carte tutte insieme…

Con “La colazione sull’erba”, Manet impose un vero trauma al suo frivolo pubblico. Certo, come tutti i grandi artisti guardò al passato e si ispirò ai grandi Maestri, ma fece delle scelte radicali che lo pongono al centro della riflessione pittorica e ne fanno il primo pittore dell’arte moderna. Interiorizzò la pittura del passato e decise, scomodamente, di dipingere il suo tempo con mezzi moderni. Introdusse un nuovo linguaggio pittorico che il pubblico derise violentemente, non essendo pronto a capire la forza e la determinazione dei suoi pensieri. Si staccò dalle formule corrette per assorbire l’innovazione. Abbandonò così i perbenismi, ruppe con la tradizione, con il concetto della teatralità che supportò per secoli la grande pittura storica. I suoi personaggi guardano al di là del quadro e fissano in modo molto imbarazzante il visitatore che scopre non più una Venere ma una donna nuda in mezzo a uomini contemporanei.

Manet spogliò la pittura. Non trucca le sue modelle ma dipinge con teintes plates e senza modulazioni. Dipinge così senza pretesto mitologico, crudelmente la realtà. La risposta fu rapida! Il non finito, il soggetto déplacé lo fecero diventare il più rifiutato dei rifiutati.

1937. Bombe si abbattono su Guernica. Bombe si abbattono sull’Arte. Picasso pensa agli uomini e ci induce alla moralità. Picasso annulla i colori per farceli desiderare e chiede a bocca aperta di tessere i fili della Resistenza. Guernica fu un’arma piantata nel petto dei nazifascisti. Ma l’Arte non è solo denuncia e infatti Picasso dopo la guerra introdusse di nuovo i colori sulla sua tavolozza, perchè l’Arte è anche sogno. Sognare una colomba con colori tenui.

L’Arte non smette di rischiare.

Nel “Lebbrosario di Gisors” in Normandia, Dado dipinse la sua più bella opera: “L’Ultimo Giudizio” con un’incredibile intensità. Si chiude nel Lebbrosario e investito dal peso del luogo e dalle sue storie struggenti dipinge e dipinge. Crea un affresco immenso e traccia i lamenti. L’Arte è anche questo: uomini che urlano, cadono, si aggrappano, soffrono, pregano e si perdono. Malati che implorano, ma che nessuno sente…

L’Arte preconizza una presa di coscienza. Nel nostro presente le problematiche sono infinite e così Pistoletto prende posizione come artista e pensatore, per mettere in risalto la povertà materiale, culturale e umana che ci affligge. Pistoletto predica una rinascita e si appella alla coscienza della gente. Fa partecipare direttamente il pubblico alla sua opera, facendolo meditare. ”Il Terzo Paradiso” è un’opera sociale e un impegno di tutti. È una collaborazione. Un progetto megalitico dove le persone devono diventare consapevoli.

Ci siamo concentrati sulla pittura, ma tutte le forme artistiche si sono espresse nel corso della Storia e non hanno smesso di rischiare. Come non citare ed emozionarsi davanti alla corsa disperata di Pina verso il suo Francesco in “Roma città aperta”. Una corsa viscerale, disperata verso l’Amore; una corsa della Resistenza, una corsa per non farci dimenticare.

L’Arte porta un messaggio di speranza -intrinseca nell’anima dell’essere umano- è espressione della sensibilità di ogni individuo. L’Arte è Pace.

La Biennale di Venezia 2026, sotto la cura di Koyo Kouoh, si concentra sul concetto di connessione al mondo partendo dall’uomo e dalla sua bellezza infinita quando lotta per la civiltà e cerca di connettersi a un Mondo, si spera, di Pace.

Se l’arte smette di rischiare, non esiste più, essendo per natura stessa coraggiosa nell’atto di esporsi a tutti. È catartica. È lirica.

Laurence

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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